Il ruspante commendator-imprenditor dell'edilizia nel pieno boom italico di strade, autostrade e ponti arriva a Consonno quando a Consonno ci son forse più pecore che persone. E' la Brianza del Lecchese, il Resegone e le Prealpi dietro, il lento Novecento agreste, gli anni di Modugno e della DC, di Mike Bongiorno e del PIL a + 9%.
Il Conte compra tutto, case e terre, per 22 milioni 500 mila lire.
Poi porta lì le sue ruspe.
E poi fa abbattere tutto, esente la sempre Santa Chiesetta e l'altrettanto rispettabile Cimitero.
C'è una visione, dietro, un po' pacchiana un po' berlusconiana, certamente all'italiana:
sale da ballo e ristoranti e casinò
ma anche pagode cinesi, fontane arabeggianti, un cannone da Cinecittà puntato audace verso sud
ma anche leoni e negozi alla moda e un minareto che svettasse sulla vallata
ma anche un Hotel Plaza e concerti e un castello medievale all'ingresso
insomma una Gardaland dieci anni prima e una Las Vegas vent'anni dopo a due passi da Milano e dalla Svizzera.
La città dei balocchi si popola velocemente, è tutto un via vai di Fiat 124 Spider che rombano su per i tornanti e di sposine che si fan fotografare sui ponticelli, la famiglia modello piccolo-medio borghese del comasco vien su ogni domenica, i bambini mangiano zucchero filato e al sabato sera si può trovare anche qualche puttana, si dice, mentre di là si esibiscono Milva e Pippo Baudo e i Dik Dik.
A Consonno, del resto, è sempre festa; lo dicono anche i cartelli
La festa in realtà ha la durata di qualche Sanremo.
Il Conte ci va giù pesante con i suoi lavori, la città è un cantiere aperto senza progetto che si plasma sui capricci del suo proprietario.
Oggi si fa, domani si dis-fa.
C'è dell'altro da costruire (che mai si costruirà): campi da calcio, da basket, da bocce, uno zoo, un giardino botanico, un circuito automobilistico che sia "il più suggestivo d'Europa".
C'è dell'altro da abbattere, ad esempio quel colle così presuntuoso, oggi Monte Mario, che ostruisce ai clienti del Plaza la vista dei monti innevati làddietro: bastano poche mine, chessaràmmai, ed è già un po' più basso..
Ma la novità passa presto, l'Uomo si annoia facilmente.
E la stampa, quella del diavolo che all'inizio ti osanna, inizia a parlare di scempio inqualificabile, mentre alcuni architetti associati lo condannano come caso esemplare di distruzione ambientale e alterazione morfologica irrecuperabile.
Poi, il sogno di scintillio e musica leggera del Conte si spegne sotto una frana, che nel '76 blocca l'unica strada di accesso: le 124 Spider non rombano più.
La decadenza negli anni ottanta,
negli anni novanta, quando il Plaza diventa casa di riposo,
e quella del duemila,
Che poi, sì, vabbé, c'ha la nomea di città fantasma, ma in realtà mica è tutto così desolato, anzi.
Tipo, se domenica siete di passaggio, e siete fortunati, potreste incontrare, chessò, carabinieri che fanno controlli dopo un rave
o gente che si fa fotografare in costumi giapponesi
o gente che si fa fotografare in intimo e tacchi
o gente che si fotografare con pistola e latex a maschera anti-gas
o gente che fa soft-air
o i Gemelli Diversi
e allora mi viene in mente
che forse il Conte Bagno
non era mica
l'unico scemo.



















Una perfetta recensione!!! Ste
RispondiEliminaRicordi di notti dove non si voleva andare a dormire, dove non si voleva tornare a casa. La città fantasma si popolava di quei ragazzi che uscivano dal Number One, un po' così, più allegri della gente allegra...
RispondiEliminaNegli anni in cui si demolì la vecchia Consonno, molti altri borghi erano sommersi per fare laghi artificiali, come quelli del Brugneto (genova) o Vagli (Lucca). Le frane possono essere provocate pure dall'agricoltura, ad esempio quella del 2010 a Castelbello in Alto Adige causata dalla perdita di un serbatoio di irrigazione
RispondiElimina