E mi piacciono le eccellenze.
L'eccellenza in questione si chiama Vittorio Ghidella, giovane piemontese, ingegnere a pieni voti, poi è morto, ma nel mezzo ha fatto cose.
Ad esempio ha fatto l'amministratore delegato di FIAT, ma pare gli piacesse di più lavorare. Poco presente in ufficio, era quasi sempre in fabbrica, insieme ai meccanici, perché "le auto si guidano col culo e non con la lingua". Ogni tanto poi lo si vede passare davanti a Mirafiori, mentre in camicia spinge prototipi raffazzonati, rimasti in panne per l'ennesima volta.
Anni difficili, di bombe e scioperi, ma ruggenti di idee e di uomini.
Un Avvocato (Agnelli) interpella un Disegnatore (Giugiaro) e in mezzo ci mette quest'uomo con la riga da parte e la cravatta che invidio assai: c'è da creare l'utilitaria italiana.
Prima delle rifiniture tedesche e dei modernismi da checche,
prima di Serie 1 e A1 e Mini One varie,
è arrivata lei.
prima di Serie 1 e A1 e Mini One varie,
è arrivata lei.
La Uno.
Pensata, sostenuta e collaudata da Ghidella (collaudava personalmente ogni vettura, lui, sullo stesso percorso Livorno-Collesalvetti-Pinerolo), diventa auto dell'anno nell'ottantaquattro, supera gli otto milioni-quasi-nove di esemplari nel mondo e si produce ancora oggi in Brasile, con le dovute revisioni stilistiche. Lui va a Parigi per la presentazione ai dipendenti e la disegna da zero sulla lavagna luminosa, spiegandola pezzo per pezzo.
Poi sperimenta la sinergia produttiva, cioè il fare auto simili, magari con pianali condivisi e componenti comuni, perché è logico e permette di risparmiare. Quello che fa oggi Volkswagen.
Poi si sfornano Tipo, Croma, Delta e Y10. Vendutissime, tutte. Rifatte, anche.
Poi la Lancia è campione del mondo di rally, con un'altro pezzo di storia dei motori che si chiama Stratos e che viene pensata, per la prima volta a tavolino, con lo scopo di vincere tutti i rally. E lo fa.
Poi qualcosa, nella migliore delle tradizioni italiane,
si inceppa.
si inceppa.
Colpevole di visione auto-centrica, un pò alla Copernico, viene defenestrato da quel democristiano di Romiti, nel nome di una "diversificazione" (finanziaria, nell'edilizia, nel settore della difesa, nelle assicurazioni, ad minchiam..) che ha lasciato attorno a FIAT quell'opacità propria del faccendiere di provincia (volevo dire "dell'ebreo polacco" ma mi sta a cuore la sensibilità degli ebrei polacchi che mi leggono con costanza).
Tra parentesi, poi Romiti si prenderà anche una condanna per falso in bilancio, finanziamento illecito dei partiti e frode fiscale, ma si sa, le bestie di Satana non le scalfisci neanche con i chiodi roventi.
Conclusione: Ghidella se ne va in esilio al di là del confine, del passato non parla più, non frequenta tv nè giornali. Rimangono poche frasi, che mi bastano per farlo rientrare quaddentro.
"Io la marcia dei quarantamila non avrei saputo organizzarla. E da Cuccia, in Mediobanca, non sapevo che dire.
A me piacevano le macchine
e basta".
p.s.
Mia mamma ne aveva una, verde, di Uno.
E lei negherà ma sono quasi certo di essere stato concepito sul sedile posteriore.


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