sabato 23 marzo 2013

à la Philippe Daverio

Ma figurati, no, nessun commento tecnico-stilistico sulla faccenda,


sui materiali utilizzati, sugli accostamenti cromatici,


o sulla scelta di incidenza della luce, sui significati reconditi degli oggetti,


sull'impatto scenico-coreografico, sull'efficacia del gesto, e ancor meno sull'inflazionato discorso su cosa sia o non sia Arte


e neppure vorrei approfondirne l'approccio filosofico-critico-psicanalitico, sai, la storia del giocattolo, dell'io-bambino, di tutte quelle cose lì. 
No, no.


Semplicemente, per me,
Mike Kelley
è uno stronzo.

(Ce ne siamo liberati l'anno scorso ma da zombie resistono di più: gli dedicano un piano e mezzo allo Stedelijk di Amsterdam e ripenso alla solita frase: "Nietzsche è impazzito, ma se l'è meritato. Qui invece di pazzi ne abbiamo fin troppi che non se lo sono sudato, non se lo sono guadagnato", CB).

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