Un paio di notarelle delucidative nonché
correttive di quanto scritto ieri a proposito della mostra.
Senza che nessuno me l'abbia richiesto,
tra l'altro.
E lo faccio citando CZ, uno dei fautori
dell'evento.
punto 1 - ho ringiovanito la casa di una
trentina d'anni, che, per quanto residenza di pregio, è "semplicemente un
posticcio creato negli anni '60". Mea culpa.
punto 2 - la demolizione di ville
antiche/datate, innegabile moda ticinese che conta ahimè numerosi casi, assume
questa volta valenza simbolica amplificata di ponte con il passato verso il
domani, e non anzi di rottura.
Cioè:
"L'evento, a differenza di quanto
invece succede quando si abbattono case, è stato fatto per ricordare e
commemorare il passato della casa: ogni cosa terrena (in questo caso la casa
diventa metafora) è destinata ad accogliere i mutamenti dati dallo scorrere del
tempo"
e infatti
punto 3 - il progetto che ha vinto il concorso
prevede la riqualifica della zona, il mantenimento del parco, la coltura della
vite (ché il vino è lo specchio della mente, diceva Eschilo).
Nessuna classica
speculazione edilizia, quindi.
Nessun furtivo e frettoloso abbattimento,
soprattutto.
Appunto, amplificazione (e catarsi) tramite l'arte.
Che non si fraintenda, il progetto mi
garba parecchio, l'ho propagandato perchè c'è dentro tutto quel che mi piace -
il Tempo, l'inabitato, i giovani artisti, le performance live, lo spumante fresco, le case vecchie,
i quartetti jazz, i buffet, il nuovo, l'Arte come temporanea ed effimera, il
Ticino;
il cinismo e quella presunta ironia di certe mie
frasi quassù (o quaggiù) sono solo un veicolo di confezionamento di un elogio,
o di un'attenzione, o di un consiglio personalissimo.
E quando si tratta di critiche, nel senso negativo, ho sempre scelto la via più diretta.
Ma, direi, questo non è proprio il caso.