giovedì 25 ottobre 2012

monti presidenziali



Assentato per colpa della mancata connessione internet et in primis per la pianificazione-svolgimento-piena riuscita del soggiorno maschio e montanaro nella sperduta valle vigezzina che però diede i natali all'acqua di Colonia (battuti ancora una volta i teutonici g-orgogli!) e che, costante della nostra gioventù ormonata e alcolicamente trascinata,  ritorna ogni volta in cui si cerca un appezzamento di niente in mezzo ai boschi per festeggiare/ritrovarsi, anche solo per due giorni.


L'occasione era una di quelle grosse, bisognava celebrare.

Si parte alla volta della Cina, e parlo all'impersonale perché è come se tutti noi si partisse.
Un altro compagno, dopo la dipartita dell'amato Riccardino "marchesin del ciuffo pubico", raggiunge gli altri compagni (quelli rossi) nella Pechino imperiale, attuale futuro in continuo sgambetto temporale con se stesso. Non sa starsi dietro, questa Cina, non tiene i tempi. E in questo paradosso Zema ci cascherà a fagiuolo.
Niente di più, ve/ce ne parlerà poi lui direttamente dal suo blog intercontinentale e linkato al mio, per chi vorrà seguirne le avventure fino a che la polizia segreta del PCC non provvederà secondo statuto a rimuovere anche il suo libero pensiero.

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Ancora una volta però abbiamo imparato cose.

Innanzitutto che il passato remoto è tornato di modissima (grazie Gianluca), un pò come i blog. Apprezzai i tuoi aneddoti, ti vissi.

Poi, che al Cortiletto, osteria-pizzeria lì nel centro di Santa Maria, non fanno le pizze a pranzo.
Sono esposte sul menù esterno, la scritta bella grossa dice "pizzeria", ma no, a pranzo non le facciamo le pizze. 
Non ci sono beni sostituti alla pizza se vuoi una pizza, a maggior ragione se poi mi propini il menù turistico a base di zucca. 

Tentato il colpaccio. 

Ma
noi schiviamo l'amo con l'eleganza che ci contraddistingue, platealmente abbandoniamo delusi la sala 
mentre la signora arranca con un 
"ma questa sera ci sarà la pizza" 
e noi replicheremmo volentieri con un 
"estocazzo".

Tralasciando Franco, pizzeria di umili pretese che tanto ho a cuore e che tanto è malvista dagli altri quattro debosciati che mi sono portato appresso, lord mancati che si stupiscono di una birra servita in lattina o di una pizza di modeste dimensioni (siamo in montagna signori, adeguatevi!), nulla da dire come al solito sul rifugio Arvogno, milleduecentoquarantasette metri, camino acceso, polenta e cervo e salsiccia e funghi e coniglio e grappa, all'improvviso tanta grappa, come se piovesse, benedizione del nonno Pio (c'era pure l'etichetta su foglio a quadretti e scritta in penna) sulla partenza di Zema per l'Oriente. Diciotto euri a cranio il conto finale, esclusa l'ilarità generale e l'armonia celeste diffusa nel gruppo, beni in-estimabili.

Abbiamo anche un obiettivo per l'avvenire; una promessa che ci siamo fatti quella sera, di ritorno dal rifugio, sospinti dalle risate-cazzate, mentre guardavamo le stelle appannate dalla grappa. Obblighi che travalicano l'amicizia e sfociano da situazioni di unione fisico-umorale, quasi di sangue, in cui comprendi i benefici di un semplice acquisto:

una vasca finlandese in giardino.

Un oggetto sottovalutato ed escluso, a torto, dagli usi mediterranei.
Grazie a Botti e santa Liisa che tanto hanno pazientato quella notte, 
siano benedette le unioni italico-scandinave, 
siano benedette anche le scandinave.

Vedi, se ora avessi una Corona in frigo e una monovasca in terrazza, ci andrei.


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